“Ragazzi, oggi il programma prevede che vi parli della crisi economica del 2010”.“Professore, ma ne abbiamo discusso già l’altra volta! Siamo nel 2040, cosa può interessare a noi di quello che è successo nel 2010? Questa storia non la sopporto….”.
“Capezzone, sei sempre il solito polemico, proprio come tuo padre. Vedrete invece che sarà un capitolo di storia interessante. Queste cose ancora non le hanno scritte nei vostri libri di testo. Oggi non parlerò della crisi in generale, ma vi racconterò come finì la crisi del 2010, da un giorno all’altro”.
“Però il prof di economia ci ha parlato di un lungo processo, di fasi di crescita alternate a fasi di depressione, di inflazione e svalutazione…”.
“Sì, sì, la conosco la versione ufficiale. Ma voi non c’eravate nel luglio 2010. Io, invece, ero lì, ed ho visto tutto!”.
La classe si fece di colpo attenta, perché il professore sapeva come rendere interessati i suoi allievi.
“Dunque, vi ricordate la situazione in generale: l’Italia, come altre nazioni europee, era sull’orlo del baratro, venne approvata una manovra economica di lacrime e sangue, sacrifici per tutti… cioè tutti, non proprio tutti tutti… sacrifici per alcuni che in democrazia rappresentassero tutti, insomma… le casse dello Stato erano allo sfascio più totale. L’opinione pubblica, pur mugugnando, aveva accettato la situazione, sapendo che i tagli erano necessari, anche se la disoccupazione era altissima, la precarietà al massimo, la crisi delle piccole imprese drammatica”.
“Fino a qui ci siamo, prof, le solite storie dei disfattisti di ogni tempo”.
“E no, caro Capezzone… con quegli occhialini sei preciso a tuo padre, ripeteva sempre una cosa in televisione, se avessero messo un messaggio registrato sarebbe stato uguale. Per favore, Capezzone, non m’interrompere. Allora… dove eravamo arrivati? Ah sì… avvenne che una mattina, una giornata caldissima con le temperature vicino ai quaranta, ci svegliammo, nel senso tutti gli Italiani, ci alzammo dal letto e non trovammo più nessuno”.
“Che intende dire, professore?”, intervenne la secchiona.
“Ciò che ho detto! Non c’era più nessuno. Palazzo Chigi era completamente deserto, non c’era traccia di Berlusconi da nessuna parte, fatta eccezione per un tubetto di lacca ed una confezione di cerone. C’era soltanto un bigliettino: “Sarò trattenuto in visita ufficiale alle Isole Cayman… per i prossimi tre anni. Divertitevi!” Allora i giornalisti cercarono Bonaiuti…”.
“Ma chi era ‘sto Bonaiuti?”.
“Capezzone, chiedilo a tuo padre, era il suo maestro! Comunque, non c’era traccia nemmeno di Bonaiuti, di Cicchitto, di Bondi, tutti andati via. Allora si recarono al Ministero dell’Economia, da Tremonti, ma anche lì solo un bigliettino: “tutto è compiuto!”, anche Tremonti era sparito, qualcuno afferma che si fosse nascosto a Bruxelles, negli scantinati della Commissione Europea e sia morto lì in decorosa miseria. Arrivati all’ora di pranzo gli Italiani si chiedevano a chi fare affidamento: il Presidente Napolitano apprese le notizie era morto d’infarto, nel governo erano andati tutti via, le ministre al Lido di Parigi, tranne la Gelmini che per motivi estetici venne estromessa dal palco e impiegata alla cassa; Brunetta fuggito come attrazione da circo, i leghisti emigrati nel profondo nord della Scozia alla riscoperta delle loro radici celtiche, Fini e Schifani volatilizzati mentre si trovavano a Kabul in visita ai nostri soldati, Bertolaso se n’era già andato in precedenza con una ballerina di samba, insomma… avevano abbandonato l’Italia di fronte al disastro, le casse completamente vuote, alla Banca d’Italia Draghi aveva lasciato solo due bot, una schedina del superenalotto e cinque buoni pasto scaduti. Allora tutti corsero da Bersani, che stava cercando di scappare in Corea del Nord, “aiutaci tu!” gli gridarono, e lui disse “chiedete a Veltroni”, che se n’era già andato in Africa per salvare i bambini del continente nero accelerandone la morte con la lettura pubblica dei suoi romanzi; andarono da Prodi sicuro di trovarlo in Cina, ma fu scovato in un convento di monaci tibetani a formare una coalizione eterogenea per estromettere definitivamente il Dalai Lama dal potere. Si recarono da Di Pietro e da Beppe Grillo, che comunicarono subito sul loro blog la disponibilità a salvare l’Italia, scrivendo dalla Svizzera, bisognava dare loro soltanto il tempo di rifare il passaporto per rientrare, perché momentaneamente scaduto. In pochi giorni, infine, il caos fu totale, si giunse ad un passo dall’apocalisse, il tracollo ci raggiunse inesorabilmente”.
La classe ascoltava con trepidazione e commozione, immedesimandosi nelle parole del professore.
“E poi che successe? Chi salvò l’Italia?”, chiese la secchiona.
Il professore raccolse tutte le energie, prostrato com’era per il turbamento dei ricordi: “Poi… poi… arrivò il vulcano”.
“Ah sì, quello dell’Islanda, me l’hanno raccontata questa storia, ma dicono che fu un’esagerazione, la solita montatura…”.
“Capezzone! Capezzone! Basta! Tuo padre non ti ha educato, ti ha addestrato! A rompere i…”, il professore si trattenne e riprese il discorso tutto compenetrato: “fu il vulcano Marsili al centro del Tirreno, un’eruzione senza precedenti, ricoprì ogni cosa, cenere e lava su tutta l’Italia, le città sommerse per lo tzunami, la notte invase il Bel Paese per mesi e mesi, milioni di persone morirono, gli altri furono schiacciati dalla miseria, non c’era più denaro, né economia, solo la legge della giungla o il baratto tra la gente più civile. Questa situazione durò qualche anno”.
“Allora, professore, perché adesso nel 2040 ci ritroviamo sempre in una perenne crisi, con i soliti governanti incapaci?”, chiese la secchiona.
“Perché un maledetto scienziato, riapparso dalle grotte di Castellana al diradarsi della nube vulcanica, decise di clonare i vecchi politici dai resti genetici che avevano lasciato, pensando di ridare alla nazione un necessario assetto istituzionale: Tremonti rinato da un’unghia, Maroni e D’Alema dai baffi, Livia Turco da un neo peloso, e così via. In poco tempo l’Italia fu ripopolata e ritornarono i nostri bravi amministratori, quelli che ci avevano ridotto così”.
“E Berlusconi?”.
“Provarono a clonarlo con una ciocca di capelli, ma purtroppo, o per fortuna, venne fuori Big Jim”.



Stile Libero
Molto spesso mi chiedono cosa leggo e quando leggo. Sono domande in apparenza banali ma che raramente sappiamo darci una risposta. Più difficile è rispondere perché leggo quel libro o autore. Cosa leggo. Ognuno deve leggere sapendo quello che ha in mano. Quando leggo. Il giorno è lungo quindi tra viaggi nei mezzi pubblici e prima di dormire il nostro amico libro c’è sempre. Il perché leggo richiede uno sforzo maggiore per dare risposta. Si legge per studio. Si certo. Si legge per imparare un lavoretto (vedi manualetti e dispense) ma raramente leggiamo senza riflettere il pensiero di un autore. Sorrido quando sono in metrò e sento qualche persona che dice: questo libro è stato scritto bene dall’autore. Sorrido perché scopro che il libro è di un autore straniero e tra me dico: mi auguro che intendeva ottimo il lavoro del traduttore. Ma in Italia si sa, il lavoro del traduttore conta poco, e infatti spesso vediamo l’autore a caratteri grandi e in caratteri microscopici il traduttore. Si avvicina l’estate. Divertimento, musica saranno all’ordine del giorno. La lettura estiva cadrà in storie frivole, storie gialle ripetitive e, per mettere la zappa ai piedi, storie o racconti di comici che con libri sgrammaticati ottengono successi popolari. Allora mi domando: dov’è finita la cultura fatta di libri che rispecchiavano la realtà e grazie alle esperienze passate insegnavano qualcosa? Non lo so. Ma so che se si vuole si possono scegliere ancora libri per riflettere. Occorre cercarli e una volta letti rileggerli. Alcuni significati sono troppo nascosti e forse alla quinta lettura si trova la risposta. Ma questa è…un’altra storia.
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