Un Buon Natale di accoglienza, tolleranza, inclusione...Il “Bianco Natale” evocato uno dei canti che accompagnano questa ricorrenza e il desiderio della neve. Una bella atmosfera. Ma… in tempo di revisionismo le cose cambiano anche per il Natale. Il “Bianco Natale” di un paesino della provincia bresciana non è il l’attesa della neve accompagnata dalla musica . E’diventato l’“Operazione Bianco Natale”. Rappresenta la preparazione di un Natale pulito, bianco, senza extracomunitari clandestini, soprattutto se “abbronzati”. Con i vigili che si recano nelle case alla ricerca di extracomunitari irregolari da “spedire al mittente”.
Altrove non l’hanno definito con sigle evocative di pulizie, ma il Natale lo stanno preparando ugualmente candido. Con gli sgomberi dei campi rom o con la richiesta alle cittadine e ai cittadini di farsi “sentinelle” e denunciare il clandestino che abita o lavora accanto. Il prossimo loro.
A noi viene in mente il Natale di due giovani sposi, Giuseppe e Maria, che durante il regno di Erode da Nazareth devono recarsi a Gerusalemme per il censimento. La giovane donna è incinta e durante il viaggio il bambino decide di nascere. I due bussano alla porta di osti, albergatori, ma nessuno vuole accoglierli. Non hanno denari, sono malvestiti. Di loro non ci si può fidare, sono stranieri, sono diversi. Il bambino nascerà in una grotta, in una fredda grotta di dicembre, riscaldato da un bue e da un asinello. Il resto lo conosciamo. E’ storia di 2009 anni fa.
La vicenda sta forse a significare che bisogna non accogliere gli stranieri? Come nella legge del taglione, occhio per occhio dente per dente, si restituisce quello che di negativo si riceve?
Se così fosse vanno bene le scelte dei Comuni che chiudendo i campi rom hanno rinnovato l'antica storia, rendendola collettiva. Abbiamo visto bambini e bambini, donne e uomini vagare per la città di Milano in cerca di un alloggio negato e che, in mancanza di grotte, faranno Natale sotto i ponti, nei campi incolti delle estreme periferie delle città o in qualche chiesa.
Ci hanno insegnato, però, che il Natale ha un valore ampio, simbolico, culturale. Può essere condiviso anche da chi non è credente. Rappresenta, fra i tanti, il valore dell’accoglienza.
Ed allora come accettare questi rivisitati Bianchi Natali? Come non chiamarli con il vero nome?
“Operazione Natale Xenofobo” che affiancano un complesso lavoro culturale improntato sulla paura, sull’indifferenza e sulla chiusura verso i diversi, voluta da una certa parte politica che fa di questi (dis)valori bandiere da agitare.
Noi il nostro Natale lo vogliamo rappresentare così.
Un albero gigantesco con tanti fiocchi di parole. Solidarietà. Accoglienza. Inclusione. Giustizia. Lavoro. Dignità. Diversità.
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