I fatti NON sono noti al grande pubblico. Perché le televisioni NON ne hanno volutamente dato notizia, non per niente cinque su sei sono controllate direttamente dal Premier Silvio Berlusconi o dai suoi fiduciari mentre per il controllo di RAI TRE i lavori sono in corso...
Dobbiamo quindi farne un sintetico riassunto. Tutto cominciò la scorsa primavera quando si seppe che il Premier di era recato in una zona popolare di Napoli per partecipare alla festa di compleanno di una neo-diciottenne. Era quelli i giorni in cui i partiti stavano preparando le liste per le elezioni europee e venne ventilata l’ipotesi di diverse candidature di “veline” ed altre belle e giovani ragazze nelle file del Partito della Libertà. Fu la classica goccia che fece traboccare il vaso: la Sig.ra Veronica Lario, moglie del premier, comunicò alla stampa la sua intenzione di iniziare le pratiche per il divorzio. La comunicazione avvenne con una lettera dal contenuto molto duro, la moglie accusava il marito di frequentare minorenni, di avere una vita privata disordinata, e di essere malato.
Ovvio che lo scalpore fu molto, almeno tra gli organi di informazione non sottomessi al Premier.
Quindi arrivò l’inchiesta di Bari. In realtà si trattava di un’indagine relativa ad ipotesi di “malasanità”. Un imprenditore del settore viene indagato per verificare se è vero che abbia intrattenuto rapporti illeciti con assessori regionali in cambio di commesse per la propria azienda. La giunta regionale pugliese è di centro sinistra e l’imprenditore è sospettato di avere organizzato un “giro” di “escort” ovvero di prostitute, destinate ad “allietare” le serate di qualche assessore. Solo che, nel corso dell’indagine, si scopre che il giovane imprenditore pugliese è anche vicino di villa, in Sardegna, del Premier e si comincia ad ipotizzare che lo stesso meccanismo sia stato attivato anche a favore di Berlusconi. Interrogate dai magistrati e poi da qualche giornalista, qualche ragazza comincia a fare le prime ammissioni. Queste ammissioni raccontano di un certo via vai di giovani donne nelle residenze private del Premier per cene, feste ed altro... il tutto organizzato dall’imprenditore pugliese al fine di ottenere ordini, questa volta su scala nazionale e quindi di maggiore importo.
Addirittura una “escort” è riuscita a scattare delle foto ed a registrare i dialoghi avuti con il Premier durante la sua permanenza nella residenza romana.
La stampa, quella d’opposizione, riporta le notizie con una certa evidenza. La Repubblica formula una lista di 10 domande da porre pubblicamente al Premier e sollecita delle risposte definitive.
Il Premier non solo non risponde, ma aspetta fine agosto e quindi dà mandato ai suoi legali per denunciare il giornale chiedendo un risarcimento danni ingentissimo.
Si tratta forse del primo caso in cui delle domande vengono denunciate.
Stesso trattamento qualche giorno dopo viene riservato all’Unità, denuncia e richiesta di danni così ingente da provocare la chiusura del giornale se fosse accolta dal Tribunale.
Ma non è tutto: Il Giornale diretto da Feltri decide di scatenare un duro attacco contro il direttore di Avvenire. La colpa di Avvenire, che è il giornale della CEI la Conferenza Episcopale Italiana, è quella di aver dato voce al disagio di una parte del mondo cattolico nei confronti dello stile di vita del Premier. Stile di vita non proprio ispirato alle indicazioni della Chiesa Cattolica ed orgogliosamente rivendicato dal Premier, ma che costringe alcuni alti prelati a prendere le distanze "dall'Unto dal Signore”.
Lo scopo ultimo di queste manovre è molto chiaro e non può essere equivocato: chi non è allineato alle opinioni ed ai desideri del Premier deve stare molto attento. Non è più tollerabile, questo pare essere il senso, che si facciano critiche, obiezioni, e domande imbarazzanti. Chi si voglia ostinare in questo sappia che rischia grosso...
L’attacco quindi è mirato alla, poca, stampa che insiste nel voler svolgere il proprio mestiere: informare i cittadini e porre domande. Segno che il controllo assoluto delle televisioni, delle case editrici italiane, e di molti giornali non è sufficiente a mettere al riparo il Premier. Basta una voce, per piccola che sia come nel caso dell’Unità, per mettere in crisi tutto l’apparato mediatico del Signore delle Televisioni?
D’altra parte è l’intero Governo Berlusconi che pare soffrire la libertà di stampa e di espressione. Da tempo, per esempio, il super ministro economico Giulio Tremonti manifesta grande insofferenza nei confronti di chiunque non condivida la sua opinione: sia esso un giornalista straniero, il Presidente della Banca d’Italia o la categoria degli economisti. A tutti viene chiesta solo una cosa: fare silenzio.
Forse il Premier, il suo super ministro economico, e via via a scendere fino all’ultima ministra delle pari opportunità immaginano un'Italia che osserva in rispettoso silenzio il loro operato. La parola concessa solo a chi voglia spenderla per tessere elogi e complimenti ma tolta a chi avanzi critiche: giornalisti impertinenti, oppositori politici, economisti o anche membri della Chiesa Cattolica (fino ad oggi: non proprio un covo di anti berlusconiani).
Tutti zitti, buoni e in ordine, come fu tra il 1922 ed il 1943?
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